Pian d’Assino, riparte il teatrino della politica dopo l’ennesima tragedia: Melasecche attacca la Regione

L'incidente sulla Pian d'Assino a est nella notte del 12 giugno 2026 all'altezza dell'uscita di Padule

Vittime e feriti sulla Pian d’Assino riaprono il teatrino della politica con le solite promesse, le lettere e gli interventi. Si rifà sentire la Regione Umbria, dalla lettera del presidente Stefania Proietti al ministro Salvini e ai vertici Anas alla presa di posizione ora del consigliere regionale Enrico Melasecche della Lega. Le chiacchiere prendono il sopravvento, poi i politici si chiedono perché i cittadini disertano le urne e lanciano continui anatemi. Registriamo l’intervento di Melasecche.

“Esprimo anzitutto il mio cordoglio alla famiglia della giovane vittima dell’ennesimo tragico incidente sulla strada statale numero 219 Pian d’Assino, una strada che da molti anni continua ad accumulare incidenti, purtroppo anche mortali, per diverse ragioni: curva dopo curva, spesso curve coperte, impossibilità di sorpasso, disattenzioni”. Lo dichiara il consigliere regionale Enrico Melasecche della Lega, ex assessore alle Infrastrutture e Trasporti della Regione Umbria.

“Apprendo dalla stampa – spiega Melasecche – che la presidente Stefania Proietti ha scritto al ministro Matteo Salvini e ai vertici di Anas per chiedere più sicurezza e il completamento dell’opera. Francamente sorprende che si tenti di rappresentare la situazione come se nulla fosse stato fatto negli ultimi anni e come se bastasse una lettera per risolvere problemi che si trascinano da decenni. Quando la presidente dice basta ritardi mi chiedo sinceramente a cosa si riferisca. Nel febbraio 2023 la Giunta regionale di centrodestra, attraverso l’assessorato alle Infrastrutture che avevo l’onore di guidare, portò alla consegna dei lavori del primo stralcio Mocaiana-Pietralunga, per un investimento superiore ai 108 milioni di euro. Un progetto che veniva da lontano ma che, con sano pragmatismo, non abbiamo mai ricusato per ragioni ideologiche o partitiche, semplicemente perché solo degli sciocchi bloccano opere di questa portata dopo che le popolazioni hanno già pagato un tributo pesantissimo in termini di vite umane. Non si trattò di un annuncio, ma del risultato di un lungo e complesso lavoro istituzionale svolto insieme ad Anas per superare problemi che si trascinavano da anni, recuperare il progetto esecutivo, reperire le risorse necessarie dopo il forte incremento dei costi delle materie prime e arrivare finalmente all’appalto e all’apertura dei cantieri”.

“Ricordo benissimo – prosegue il consigliere di opposizione – come all’epoca una parte di quello che sarebbe divenuto poi il Campo largo, quella che ha fatto della contrarietà alle grandi opere e alle infrastrutture uno dei propri tratti distintivi, si oppose a quell’intervento gridando allo spreco. Oggi, invece, gli stessi che contestavano quell’opera ne reclamano il completamento nel più breve tempo possibile. Nessuna programmazione seria delle grandi opere si realizza al di fuori degli accordi di programma e non certo sollevando polveroni alla bisogna solo per dare l’impressione di muoversi. Chiunque conosca il funzionamento delle infrastrutture pubbliche sa perfettamente che opere di questa portata si progettano, si finanziano, si appaltano e solo dopo qualche anno si aprono i cantieri, che a loro volta richiedono anni per essere completati”.

“Chi passa dalle parti di Gubbio – conclude Melasecche – vede quali colossali movimenti di terra e opere civili fortemente impegnative siano necessari per realizzare questa infrastruttura. Parliamo di un intervento complesso, con quattro gallerie e quattro viadotti, concepito proprio per migliorare la sicurezza di una delle arterie più problematiche dell’Umbria. A ciò si aggiungono i reperti archeologici di una certa rilevanza rinvenuti nel corso dei lavori. Tutto questo fa comprendere bene che non basta suonare campanelli fugaci per risolvere problemi che si trascinano da decenni. La presidente Proietti dimentica che il lotto oggi in costruzione è il frutto del lavoro svolto dalla precedente Amministrazione regionale e che il cantiere attualmente aperto rappresenta la risposta concreta a un problema che si trascina da anni. L’Umbria ha bisogno di una programmazione seria delle infrastrutture strategiche, fondata su studi, priorità certe e continuità amministrativa. Se avessimo agito con la stessa superficialità dell’attuale maggioranza, l’Umbria avrebbe perso treni importanti, come sta accadendo da un anno e mezzo a questa parte. Le grandi opere si realizzano con il lavoro, le lettere rischiano di essere nient’altro che vuota propaganda”.