Piazza Quaranta Martiri, bella nel deserto. Commercianti della zona in rivolta: petizione al Comune

Bella, bellissima, a vederla. Pavimentazione luccicante, illuminazione, giardini paradisiaci. Tutto come se fosse una cartolina. Esattamente come una cartolina che diventa un inno monumentale senza le persone e dunque senza vita, come la foto circolata sui social di ieri dopo le 18:30 quando in tutta l’area non c’era anima viva.

Il biglietto da visita della città è per ora trasformato in un deserto, cosa mai stata in passato, e perfino peggio di corso Garibaldi. La Giunta Fiorucci l’ha aperta dopo oltre due anni di lavori ma di fatto è come se fosse chiusa.

I commercianti della zona, che hanno scontato più di tutti i disagi del cantiere e di questa scelta strategica scellerata (soprattutto per i materiali scelti), hanno inviato una pec al sindaco Vittorio Fiorucci. Una petizione accompagnata da una trentina di firme per esternare tutte le preoccupazioni.

Risulta del tutto evidente che l’impatto di quest’area urbana secondo la nuova conformazione è bella agli occhi, ma non ha alcun riscontro pratico efficace. Fiorucci e i suoi assessori, più spaesati di un cammello su corso Garibaldi (che per quanto è abbastanza desertificazione oggi lo è comunque meno di piazza Quaranta Martiri durante e dopo i lavori), hanno paura che riaprendo al traffico la piazza si rovini perché la pavimentazione è da solotto.

La Giunta Stirati, con in testa il sindaco e la sua vice Alessia Tasso, fece una scelta pre-elettorale, per far vedere che aveva attirato 5 milioni di euro dai fondi del Pnrr ma non è bastato per convincere il suo elettorale datosi alla fuga. Stirati e Tasso non hanno minimamente pensato che piazza Quaranta Martiri non è un’area chiusa nell’acropoli ma uno snodo cruciale di accesso verso la città, tenuto anche conto della carenza di infrastrutture a ridosso del centro storico (i parcheggi restano pochi e ora anche meno da quando via del Teatro Romano è diventata il terminal degli autobus, altra scelta discutibile).

Il cerino preso in mano da Fiorucci, spalleggiato dall’assessore all’Urbanistica e Lavori Pubblici Spartaco Capannelli trai d’union con le vecchie Giunte di sinistra ricordando quando stava con Ubaldo Corazzi (dal 1997 al 2001), rischia d’incendare tutto perché se la desertificazione dovesse prendere il sopravvento sarebbe veramente la fine in un tessuto sociale cittadino già duramente provato dalle scarse strategie della sinistra prima e della (finta) destra oggi.