Un anno fa, il 16 dicembre 2024, la sentenza del tribunale di Perugia che ha visto uscire di scena Orfeo Goracci dal processo Trust per la prescrizione intervenuta sui reati più gravi dei quali è stato accusato dalla Procura della Repubblica di Perugia. L’allora presidente del tribunale di Perugia, Mariella Roberti, oggi in pensione, ha sentenziato di non doversi procedere nei confronti dell’ex sindaco per i reati andati prescritti, vedi associazione per delinquere, concussione e tentata concussione, e assoluzione perché l’abuso d’ufficio non è più previsto dalla legge come reato.
Goracci non ha rinunciato alla prescrizione e questo ha portato a un pronunciamento scontato, non nel merito delle accuse mosse e i reati contestati, come l’ex sindaco aveva richiesto nella seduta precedente del 12 novembre 2024. Goracci si è sempre dichiarato innocente, estraneo ai fatti contestati, e in moltissimi interventi sui social ha ripetutamente screditato gli accusatori, i testimoni e anche chi ha riferito con scrupolo e precisione tutto il percorso giudiziario. Goracci, in sostanza, ha sfidato tutti sulla sentenza che – sosteneva – gli sarebbe stata favorevole. Stando alle sue dichiarazioni, si è sempre pensato che sarebbe arrivato fino in fondo con un giudizio di merito, come per esempio hanno fatto gli altri coinvolti nell’inchiesta. Il ricorso alla prescrizione era però un’eventualità (una facoltà e un diritto) che cominciava ad aleggiare tra chi era fortemente convinto che sarebbe stato condannato, e per questo era ipotizzabile che non avrebbe voluto correre rischi.
Si era arrivati alla sentenza dopo circa un’ora, tra le conclusioni degli avvocati della difesa e delle parti civili, e mezz’ora di camera di consiglio. Il giudice aveva annunciato a novembre la decisione di procedere all’emissione della sentenza sulla base di quanto disposto dall’articolo 129 del Codice di procedura penale, che ha tenuto conto dell’abrogazione del reato di abuso d’ufficio per quanto già stabilito dal Decreto legge numero 76 del 16 luglio 2020 varato dall’allora governo Conte con Movimento 5 Stelle e Lega, prima ancora dell’ulteriore riforma Nordio approvata dal centrodestra a guida Meloni.
L’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Mario Formisano, aveva sempre a novembre presentato le sue conclusioni chiedendo il proscioglimento per tutti gli imputati per gli abusi d’ufficio contestati e già falcidiati dalla riforma del 2020. Aveva inoltre chiesto il proscioglimento di Goracci per prescrizione, mentre la difesa aveva indicato di poter concludere all’udienza del 16 dicembre ritenendo che vi fosse spazio per un proscioglimento nel merito per tutti i reati contestati ai rispettivi assistiti, che di fatto non c’è stato.
Goracci fino all’ultimo avrebbe potuto rinunciare alla prescrizione e cercare nel percorso processuale completo di primo grado, con eventuale ricorso in appello e Cassazione, una pronuncia nel merito, anche per rispondere alle parti civili e agli antagonisti politici rispetto alla formazione politico-ideologica che per i comunisti, di cui l’ex sindaco rivendica da sempre l’appartenenza, si traduce nella formula “la prescrizione non è assoluzione” espressa tante volte in occasione di altri processi.
Il processo Trust, invece, va avanti, avendo rinunciato alla prescrizione, per l’ex vicesindaco poi sindaco traghettatore Maria Cristina Ercoli, gli ex assessori Lucio Panfili e Graziano Cappannelli, i dipendenti comunali Lucia Cecili e Nadia Ercoli, e l’ex segretario generale Paolo Cristiano. Il collegio giudicante nel processo di primo grado, dopo il pensionamento di Mariella Roberti, è ora presieduto da Edoardo Esposito, già presente nel precedente così come Paolo Sconocchia, mentre la nomina nuova è quella di Serena Ciliberto. L’udienza prevista per il 20 ottobre scorso è stata rinviata al 27 gennaio 2026 alle 11.
L’ex sindaco aveva fatto capire le intenzioni, aprendo la strada della prescrizione, il 25 ottobre 2022 quando il legale di fiducia Franco Libori aveva annunciato che il suo assistito avrebbe beneficiato della facoltà. L’ex sindaco in aula non aveva mai ribadito lui stesso, come prevede la norma, quanto anticipato da Libori per poi comunque accedervi. Il processo Trust è cominciato il 10 febbraio 2015, dopo gli arresti del 14 febbraio 2012, con una lista iniziale di 200 testimoni all’epoca chiamati da accusa (pubblici ministeri Antonella Duchini e Mario Formisano) e difese (avvocati Laura Modena di parte civile, Ubaldo Minelli, Marco Brusco, Mario Monacelli, Franco Libori, Marco Marchetti). Il 17 aprile 2014 era arrivato il rinvio a giudizio per l’allora consigliere regionale Goracci e per gli altri sette coinvolti nella vicenda che ha fatto tremare le mura del Comune e che portò a ribattezzare Goracci lo zar. Le accuse più gravi erano per Goracci l’associazione a delinquere: secondo il giudice Luca Semeraro avrebbe fatto in modo che il lavoro svolto all’interno del Comune potesse favorire interessi privati e da qui le accuse, a vario titolo verso lui e quello che definitiva il suo gruppo, di concussione, tentata concussione, minacce, falso e abuso d’ufficio. In questa vicenda c’è stato il patteggiamento a 16 mesi di reclusione (pena sospesa) dell’ex assessore Marino Cernicchi.




































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