Ne stanno parlando siti e giornali specializzati: il ramo del cavalier Carlo Colaiacovo e del nipote Ubaldo, titolari del 50 per cento della capogruppo Financo, che controlla il 100 per cento della Colacem, liquiderà l’altro nipote Giuseppe, titolare del 25 per cento e forte di una minoranza di blocco assieme alle cugine Paola e Francesca, titolari a loro volta dell’altro 25 per cento.
Simone Filippetti, giornalista economico de Il Sole 24 Ore, parla di “colpo di scena definitivo che mette, finalmente, la pietra tombale sulla decennale faida familiare che vede la famiglia Colaiacovo di Gubbio, proprietaria del terzo cementiere italiano, con oltre un miliardo di euro di ricavi, divisa e ai ferri corti nelle aule di tribunale”.
Filippetti, che segue da sempre le vicende del gruppo Colacem, ricostruisce i passaggi più importanti di questa complessa storia: “L’influencer Gianluca Vacchi, la celebrità di Instagram, con un’offerta a sorpresa aveva messo sul piatto 450 milioni per rilevare la quota di Giuseppe, imprenditore dalle molte relazioni (è amico personale di Nerio Alessandri di Technogym e di Brunello Cucinelli). La mossa aveva spiazzato molti e avrebbe portato, per la prima volta, un azionista esterno, e di peso, all’interno della Colacem, sempre stata di proprietà della famiglia. Lo sbarco di Vacchi a Gubbio, come industriale del cemento, aveva un solo ostacolo: all’interno della famiglia Colaiacovo esiste un diritto di prelazione tra i fratelli e cugini in caso di vendita di una quota. Ed ecco il rovesciamento di fronte: domenica scorsa, la parte della famiglia che fa capo all’attuale dirigenza ha deciso di esercitare la prelazione, cosa che fino a pochi giorni prima era stata esclusa. Dunque l’accoppiata Carlo-Ubaldo rileveranno direttamente dal nipote-cugino Giuseppe, con cui sono in lite da anni, la sua quota pagandola 450 milioni. Vacchi si allontana da Gubbio, ma non esce del tutto: finanzierà in parte il medesimo duo Carlo-Ubaldo con 70 milioni. Il ramo della famiglia, infatti, non dispone, a livello personale, di tutta quella liquidità che serve per comprare la quota di Giuseppe, che di fatto valorizza l’intera Colacem 1,6 miliardi. In aiuto della parte dominante della famiglia arriverà la banca francese Natixis che erogherà un prestito da 380 milioni. Di fatto, l’intero importo che serve per far uscire Giuseppe dall’azienda sarà finanziato tutto a debito (che verosimilmente sarà ripagato coi dividendi che Colacem elargirà alla capogruppo Financo). Per il cavalier Carlo, l’80enne patriarca intenzionato a lasciare un’eredità duratura all’azienda fondata dalla madre Carmela e alla città di Gubbio, significa prendere in mano il controllo dell’azienda, potendo a quel punto il suo ramo contare su un 75 per cento del capitale che garantirà stabilità di azionariato e solidità di governo societario. Tirano un sospiro di sollievo i dipendenti e la città umbra che ruota attorno alla cementeria. Viene anche scongiurato, almeno per ora, uno Scenario Merloni: nella vicina città di Fabriano, le liti interne alla famiglia marchigiana, avevano portato alla vendita della Indesit e poi al declino dell’azienda, passata in mani americane e poi turche, con un impoverimento industriale. È però anche una vittoria, sul piano finanziario, per Giuseppe che dovrà sì dire addio all’azienda di famiglia ma allo stesso incassa un maxi-tesoretto che gli consentirà di poter finanziare il suo futuro da imprenditore. Tutto è bene quel che finisce bene, ma rimane un’ombra: il ramo di Paolo e Francesca, alleate fino a ieri di Giuseppe, e che ora si ritrovano isolate, in minoranze nella loro stessa azienda e dunque ne escono perdenti, non per la loro volontà ma perché si sono ritrovate messe in un angolo. Cosa faranno?”.








































Che si divertano un po’ ed incassino solo dividendi facendo lavorare gli altri.
Qualcuno non ha capito che la vita è una sola e i cimiteri sono pieni di gente a cui non cambiano l’assegno che hanno portato in tasca.