Calma piatta a Gubbio dopo la decisione del commissario ad acta di tagliare una dirigenza scolastica, istituendo tre istituti comprensivi senza più circoli didattici né la scuola media autonoma, come del resto indica la normativa. A parte qualche baruffa politica (la più singolare è quella innescata dai LeD che quando governavamo hanno fatto una proposta ancora più oscena e penalizzante), la questione non ha provocato particolari scossoni nell’opinione pubblica eugubina che ha preso atto e guarda avanti, perché in fondo la formula degli istituti comprensivi ce l’hanno ormai quasi tutti.
A Gubbio tutto tace, mentre a Città di Castello, che ha avuto lo stesso trattamento, hanno messo in piedi un pandemonio con ricorso al Tar da parte del Comune (tanto pagano i cittadini che probabilmente non l’hanno capito) e le proteste di piazza fomentate dalla politica che infiamma e cavalca allo stesso tempo. Guarda caso i LeD hanno invitato il Comune di Gubbio a fare altrettanto, tanto chi paga lo sanno bene e alle sconfitte al tribunale amministrativo regionale sono abituati.
Il risultato per Gubbio e Città di Castello sarà lo stesso: gli istituti comprensivi si faranno per buona pace di tutti e anche dei ricorsi al Tar destinati a essere bocciati, così come quello della Regione Umbria, tenuto conto che il gioco è soprattutto della contrapposizione politico-ideologica al netto della scelta tecnica che ha una sua ragion d’essere.
La contrapposizione sinistra-destra, nel caso di Città di Castello e della Giunta regionale di Stefania Proietti, non sconvolge Gubbio che almeno risparmierà i soldi dei cittadini nell’inutile ricorso al Tar, avendo peraltro già dato su questo fronte viste le battaglie inganna-popolo della Giunta Stirati sui ricorsi contro l’impianto di telefonia mobile a Padule e poi sul Css nelle cementerie. Il giochino politico è triste e deprimente, ma quel che peggio è che ha un costo e lo pagano i cittadini, già tartassati abbastanza a tutti i livelli.

































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