Si rifanno avanti i LeD (Liberi e Democratici) che ora irrompono sulla scena ricordando che Gubbio è ancora penalizzata per la “chiusura di un circolo scolastico e dimensionamento scolastico” sostenendo che sono stati “calati dall’alto”. La decisione è venuta dal Governo Meloni ed è poi la stessa manovra che avrebbe voluto la sinistra eugubina tre anni fa: la Regione Umbria, per la cronaca, ha fatto ricorso. I LeD hanno la memoria corta: tra i loro militanti più incalliti c’è il consigliere comunale Simona Minelli che nel 2022 era assessore all’Istruzione e la Giunta Stirati propose l’accorpamento bocciato sia dal dirigente dell’Ufficio scolastico regionale, Sergio Repetto, e sia da Provincia e Regione. Curiosi i LeD: oggi succede esattamente quello che loro volevano tre anni fa.
Adesso fanno sapere che la Regione Umbria, lo scorso 28 novembre, ha annunciato “la chiusura di un circolo scolastico nell’ambito del dimensionamento. Una decisione definita con sospensiva, ma che rappresenta l’ennesimo intervento ai danni della comunità eugubina, costretta a pagare ancora una volta un prezzo più alto rispetto ad altri territori”.
Per i LeD la causa viene dall’assenza politica e la complicità locale. “La decisione – spiegano dal movimento – ha trovato l’assenso del presidente della Provincia di Perugia, Massimiliano Presciutti, sindaco della vicina Gualdo Tadino, mentre dal sindaco di Gubbio, Vittorio Fiorucci, e dall’assessore alle politiche scolastiche Lucia Rughi, registriamo un’assenza che pesa: nessuna presa di posizione forte, nessuna difesa del territorio, nessun confronto pubblico. A nulla sono serviti gli appelli e le proposte dell’ex assessore Minelli e di Cecchetti nelle Giunte Stirati 2014–2024, che già nel 2015 e nel 2023 avevano indicato soluzioni concrete per prevenire la situazione odierna. Le alternative c’erano, ma non sono state ascoltate. Perdere presìdi educativi significa impoverire il territorio, ridurre servizi e opportunità, spingere famiglie e giovani altrove. Gubbio non può accettarlo in silenzio”.
I giri di parole servono: tra accorpamento e chiusura in questo caso non c’è alcuna differenza.




































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