Taglio della scuola media, i LeD parlano di “effetto grave” (ma lo volevano anche loro) e vogliono il ricorso al Tar (tanto pagano i cittadini)

Sulla decisione del commissario ad acta di dare seguito ai provvedimenti del governo Meloni sulla riduzione delle dirigenze scolastiche e il conseguente taglio degli istituti autonomi, intervengono i Liberi e Democratici (LeD). Singolare il fatto che lo facciano proprio loro che quando era assessore all’Istruzione Simona Minelli, oggi consigliere comunale dello stesso movimento civico, fecero una proposta praticamente identica che venne bocciata dall’Ufficio Scolastico Regionale, dalla Regione (allora di destra con Donatella Tesei) e anche dall’estrema sinistra (indimenticabile la solita crociata dell’ex sindaco e in quel momento consigliere comunale Orfeo Goracci). C’è di più: i LeD invitano il sindaco Vittorio Fiorucci a ricorrere al Tar, dunque a spendere i soldi dei cittadini già tartassati per ricorrere e per l’avvocato, anche quando la causa è sostanzialmente persa in partenza, come del resto fecero gli stessi LeD con Stirati per i ricorsi contro l’impianto di telefonia mobile a Padule e il Css nelle cementerie, entrambi persi con le spese a carico dei cittadini e come mossa fatta soltanto per tenersi buoni gli ultrà dell’elettorato ambientalista. Visto l’uso continuo del ricorso come arma politica più per il consenso che per l’efficacia in sé, viene da chiedersi se la Corte dei Conti possa intervenire e verificare se via di fatto un danno erariale quando si sa che le cause vengono perse in partenza. Sul dimensionamento scolastico hanno fatto ricorso sia la Regione di sinistra contro il governo di destra (anche qui pagano i cittadini la battaglia politica) e il Comune di Città di Castello (anche qui la matrice è chiaramente politica e non a caso i “compagni” dei LeD lo ricordano).

I LeD scrivono: “La decisione del commissario ad acta sul dimensionamento della rete scolastica umbra ha prodotto un effetto grave e concreto per il territorio di Gubbio: la perdita di un’autonomia scolastica. Un esito tutt’altro che imprevedibile, frutto di una scelta politica assunta a livello nazionale dal Governo, espressione della stessa parte politica che oggi amministra la città. Il commissario ad acta, è bene ricordarlo, non è un soggetto terzo o neutrale, ma uno strumento nominato dal Governo per dare attuazione a una linea politica chiara, che impone tagli e accorpamenti senza reali margini di deroga e senza alcuna conoscenza del territorio. Di fronte a una decisione così rilevante, in Consiglio comunale di Gubbio si è preferito discutere per ore un ordine del giorno, anziché attivarsi immediatamente sul piano giuridico, la sera stessa. Città di Castello ha già depositato il ricorso al Tar per contestare il provvedimento: Gubbio cosa sta facendo? In queste situazioni non servono atti simbolici o prese di posizione tardive: serve agire, e farlo nei tempi utili. Ogni giorno che passa senza un’iniziativa legale è un giorno regalato a una decisione che penalizza la scuola pubblica, il territorio e le famiglie. Non si può accettare passivamente una scelta calata dall’alto che produrrà ulteriori danni nell’immediato futuro, dopo aver contribuito politicamente a renderla possibile. È ora che sindaco e assessora escano dal letargo e inizino a correre. Occorre presentare immediatamente ricorso al Tar per difendere l’autonomia scolastica e il futuro del sistema educativo eugubino”.