Turismo in calo, un altro dato lo conferma: a Gubbio diminuiti gli introiti della tassa di soggiorno nel primo semestre

Altre bruttissime notizie per Gubbio sul fronte turistico. C’è un altro dato che conferma il tutte le difficoltà, sia in termini di flussi che di ricadute economiche per le asfittiche casse del Comune che va continuamente a caccia di soldi e che con la tassa di soggiorno è passato da 203.933 euro nel primo semestre 2025 a 167.652 euro di questo primo semestre, con una diminuzione di circa il 18 per cento.

Il quadro umbro invece è generalmente in crescita con i sindaci che fanno cassa. I Comuni fanno il pieno: incassati 3 milioni 771 mila euro (+31,76 per cento in un anno). Il confronto tra i primi 6 mesi del 2025 e del 2026 vede salire il gettito. Traina Assisi (+565mila). Tre città invece arretrano e tra queste c’è Gubbio.

L’incremento nel primo semestre è stato di 908.940,55 euro, pari al 31,76 per cento. Un dato che fotografa una crescita importante del gettito legato al turismo – al di là di qualche aumento delle tariffe – e che trova conferma anche nella classifica dei principali Comuni umbri per incassi. Ma il quadro non è omogeneo. Tra i primi dieci Comuni, infatti, 7 registrano un aumento rispetto al primo semestre dello scorso anno, mentre tre sono in controtendenza: Gubbio, Orvieto e Spoleto.
A spiccare è soprattutto il balzo di Assisi, mentre anche Perugia, Magione e Cascia mettono a segno una crescita particolarmente significativa.

La città di San Francesco, e da qualche mese anche di San Carlo Acutis, a guidare nettamente la graduatoria. Nei primi sei mesi del 2026 la città serafica ha incassato 1.565.342 euro di tassa di soggiorno, contro i 1.000.001 euro del primo semestre 2025. Significa 565.341 euro in più, per una crescita del 56,5 per cento. Un incremento che pesa in maniera decisiva sul risultato complessivo e che conferma la forza della città di San Francesco come principale destinazione turistica dell’Umbria.

Il dato assume un significato ancora maggiore se rapportato agli altri Comuni: Assisi, da sola, raccoglie una parte molto consistente dell’intero gettito regionale.

Alle sue spalle c’è il capoluogo regionale Perugia, che passa dai 468.391 euro del 2025 ai 611.213 del 2026, con un incremento di 142.822 euro, pari a circa il 30,5 per cento.

Tra i dati più significativi c’è anche quello di Cascia, che passa da 63.969 a 92.435 euro. L’incremento è di 28.466 euro, pari a circa il 44,5 per cento. Un dato che, insieme a quello di Assisi, richiama il peso del turismo religioso nei flussi umbri. Due città profondamente legate alla figura di grandi santi: San Francesco (sono in corso le celebrazioni degli ottocento anni della morte del Poverello e tra febbraio e marzo quasi 400 mila persone hanno prenotato per l’ostensione del santo in basilica), San Carlo Acutis e Santa Rita, che nel primo semestre del 2026 registrano una crescita del gettito della tassa di soggiorno molto superiore a quella di altre importanti destinazioni regionali.

La tassa di soggiorno è un’imposta locale versata dai turisti che pernottano in una determinata località, attraverso le strutture ricettive, al momento dell’arrivo o della partenza. L’importo non è fisso, ma varia in base al Comune e alla tipologia di struttura. L’imposta è stata introdotta con l’obiettivo di sostenere il settore turistico e rafforzare le casse comunali senza gravare sui residenti, facendo contribuire direttamente i visitatori.

Non tutte le principali città, però, seguono il trend positivo regionale. Sono tre i Comuni tra i primi dieci a registrare una diminuzione rispetto al primo semestre 2025. A Orvieto il gettito scende da 275.207 a 244.585 euro, con una riduzione di circa l’11%. Anche Spoleto registra una flessione: dai 216.427 euro del 2025 ai 181.907 del 2026, circa il 16% in meno. La terza città con il segno meno è Gubbio, che passa da 203.933 a 167.652 euro, con una diminuzione di circa il 18%. Tre segnali che rendono il quadro più articolato rispetto al dato regionale complessivo: la crescita del turismo e del gettito non si distribuisce infatti allo stesso modo tra le diverse destinazioni umbre.
Nella graduatoria dei primi dieci Comuni, Terni passa da 133.384 a 146.516 euro, con un aumento di circa il 9,8%. Chi fa il botto è Magione, che registra uno dei balzi percentuali più importanti dell’intera classifica: da 45.141 a 72.613 euro, pari a un incremento di circa il 61%. Spello sale da 36.685 a 47.445 euro, con una crescita di quasi il 30%, mentre Passignano sul Trasimeno passa da 35.599 a 41.466 euro, con un aumento di circa il 16,5% che certifica – nonostante i problemi del lago – l’ottima offerta turistica che l’area del Trasimeno riesce comunque sempre a sostenere.
Da sottolineare anche l’ingresso nella classifica di Città di Castello che ha imposto la tassa da poco: nel primo semestre 2026 ha incassato 60.135 euro, quanto basta per entrare nella top ten (con la nona posizione).