Vigile urbano nei guai dopo aver fatto benzina a spese del Comune: pensa al patteggiamento ma rischia il licenziamento

Dovrà rispondere di peculato il vigile urbano, che ha alle spalle una consolidata carriera, che andava al distributore di benzina con l’auto di servizio ma la carta carburante riempiva le taniche per portarle a casa. Avrebbe subito ammesso ogni responsabilità, con la possibilità che gli sviluppi della vicenda possano portare al patteggiamento.

Il reato di peculato, ai sensi dell’articolo 314 del codice penale, prevede una pena di reclusione da 4 a 10 anni e 6 mesi. Questa pena si applica al pubblico ufficiale o all’incaricato di pubblico servizio che si appropria di denaro o di altra cosa mobile altrui che possiede in virtù del proprio ufficio o servizio. Esistono anche circostanze attenuanti, come il peculato d’uso, per cui la pena è ridotta, e aggravanti che possono aumentare la severità della sanzione. In questo caso, con le attenuanti come il fatto che l’agente è incensurato, si potrebbe arrivare a una pena di 7-8 mesi.

In presenza di una sentenza, si riunirà l’ufficio procedimenti disciplinari del Comune, composto dal segretario comunale e da membri esterni, per valutare i provvedimenti che vanno dalla sospensione al cambio di mansioni e fino al licenziamento. La polizia municipale è da anni al centro di un altro caso giudiziario legato al processo Trust, in corso al tribunale di Perugia, che coinvolge come imputata Nadia Ercoli, responsabile del reparto di polizia amministrativa e commerciale.

Il vigile urbano aveva posto in essere comportamenti considerati infedeli, collegati alla gestione della carta carburante.