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Paolucci Bedini incontra i giornalisti: “Colpito da tanta varietà. La Chiesa eugubina chiamata al cambiamento”

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La festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, è da anni l’occasione propizia per un confronto tra il vescovo Luciano Paolucci Bedini e gli operatori della comunicazione eugubina. È prassi consolidata festeggiare la ricorrenza con una celebrazione eucaristica in seminario cui fa seguito un breve incontro, utile anche a tracciare un bilancio della vita cittadina con un occhi di riguardo per il mondo dei media. Un confronto al quale il vescovo non si è voluto sottrarre, suggerendo anche numerosi spunti per poter affrontare meglio alcuni argomenti della vita locale. A poco più di un anno dal suo insediamento, Paolucci Bedini ha voluto tracciare un primo bilancio della sua esperienza episcopale. “Per me questo incarico ha rappresentato non soltanto un nuovo ministero, ma anche un cambio di abitudini poiché ha comportato la necessità di vivere in una nuova città. È stato un anno intenso ma positivo: mi ha aiutato tantissimo l’accoglienza a tutti i livelli che è stata molto ampia, semplice e familiare. Venendo da una regione simile all’Umbria mi sono subito trovato a mio agio, ma mi è stato di grande aiuto il fatto che l’accoglienza non fosse formale. Passato un anno sento la gioia ma anche la chiara responsabilità per quello che mi è stato affidato come impegno. Dal punto di vista ecclesiale è una bella sfida: qui ho trovato una Chiesa che pur piccola nelle sue dimensioni numeriche ha tanti punti di vivacità e una storia molto ricca. Questa situazione di debolezza a livello di Chiesa, in particolare modo quella del Centro Italia, richiede tanta creatività, impegno e rinnovamento, ma anche un consolidamento. Ci sono pochi sacerdoti, siano sotto organico e questo comporta tante difficoltà in più, anche perché non c’è un ricambio in prospettiva così ampio e sicuro”.

CHIESA IN EVOLUZIONE. Paolucci Bedini si sofferma sui tanti cambiamenti che interessano da vicino il mondo ecclesiale, ma soprattutto quello comunitario: “Stiamo passando da un cristianesimo popolare vissuto, condiviso e legato alle tradizioni del territorio, a un cristianesimo che deve confrontarsi con la modernità, dove il modo “classico” di viverlo all’italiana non è più al passo e questo “passaggio” non è indolore. Le difficoltà delle famiglie, poi, allontanano la gente, così come è bene interrogarsi sui giovani e sul modo di affrontare la vita: la questione del lavoro complica le prospettive e vedo che fatichiamo come Diocesi a porci come interlocutori credibili ai loro occhi. Come note positive porto ad esempio le tante realtà di volontariato di cui molti laici si fanno carico: paradossalmente sono più vivaci e unite queste aggregazioni piuttosto che le parrocchie”.

CONFINI NON SI TOCCANO. Sollecitato sulla questione della possibile ridefinizione dei confini diocesani, il vescovo ha fatto capire che l’argomento non è certamente all’ordine del giorno: “I confini per ora non si toccano. Nel 1986 c’è stata l’ultima revisione arrivata dopo una discussione durata 20 anni, quindi si tratta di un processo lungo. Il Papa vorrebbe un certo tipo di Chiesa, ma i Vescovi spesso hanno opposto resistenza all’idea di modificare di nuovo i confini”.

COLPITO DA TANTA VARIETÀ. Tra le cose che più di altre hanno colpito Paolucci Bedini, menzione particolare per le tante realtà di comunicazione a livello locale. “Ci sono una molteplicità di strumenti che mi hanno sorpreso, ma immagino e sento che è faticoso gestire così tanti mezzi. Stiamo discutendo di ridurre i vari media ecclesiastici regionali perché è sempre più difficile riuscire a stare dietro a tante cose. Nel mondo dei social noto come esista la possibilità di aumentare la comunicazione: ci sono strumenti importanti e mi piacerebbe poterli sfruttare meglio, sempre nell’idea di stare al passo coi tempi. Detto ciò, passare tutto online non sarebbe la soluzione definitiva. La cosa importante però è essere anche strumenti di denuncia, superando l’indifferenza che troppo spesso prevale: questo è un ruolo ai quali tutti i media non debbono mai disattendere”.

OSSERVAZIONE CONTINUA. “Questo secondo anno sarà simile al primo – ha concluso il vescovo – poiché sento il bisogno di dover comprendere meglio questa realtà prima di prendere decisioni e dare una mia impronta. Avremo due tavoli legati al mondo delle parrocchie, ipotizzando poi delle soluzioni per eventuali cambiamenti, e un ufficio pastorale in grado di aiutarmi nel capire meglio in che direzione andare. Molti danno per scontato che abbia acquisito conoscenze legate a tutto il territorio, ma vi assicuro che ho ancora molto da imparare”.