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L’Albero di Natale più grande del mondo torna con il pacifismo e il numero del centro antiviolenza delle donne

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Il vento della pace ha provato a soffiare tra gli alberi del monte Ingino e alla base, al posto del tradizionale anno di riferimento proiettato sul Cassero il numero del centro antiviolenza e stalking delle Pari opportunità alla base dell’Albero di Natale più grande del mondo acceso da tre giovani di Ucraina, Russia e Mali legati alla Rondine Cittadella della Pace di Arezzo scelta come testimonial per la cerimonia inaugurale di quest’anno, organizzata dal 1981 dal comitato dei volontari insieme all’amministrazione comunale.

L’accensione tutta in famiglia, sotto il cielo limpido e la temperatura oltremodo rigida in piazza Quaranta Martiri, ha visto ritrovarsi gli sbandieratori per il saluto che ha preceduto le esibizioni musicali dei fratelli Sara Jane e Paolo Ceccarelli, voce e chitarra, e dei cantanti della prestigiosa Bernstein School of Musical Theater, oltre a uno spazio per l’artista Andrea Arena con suggestive immagini dedicate a Gubbio disegnate sulla sabbia.

I saluti istituzionali, guidati dal sindaco Filippo Mario Stirati con il vescovo Luciano Paolucci Bedini e il presidente del comitato Giacomo Fumanti, hanno fatto da preludio, con l’immancabile colonna sonora del campanone animato dalla compagnia dei campanari nella torretta del palazzo dei Consoli, all’accensione con il coinvolgimento di Rondine Cittadella della Pace, un’associazione pacifista impegnata da oltre 25 anni nella riduzione dei conflitti armati nel mondo che in questi giorni ha lanciato un messaggio presso la sede dell’Onu. Ascoltate le testimonianze di ragazzi e ragazze provenienti da Ucraina, Russia e Mali, territori che purtroppo conoscono la devastazione della guerra.

Fino a metà gennaio l’Albero di Gubbio domina la vallata e conferma la presenza dal 1991 nel Guinness dei primati con i corpi illuminanti di vario tipo e colore, che disegnano un effetto cromatico assolutamente particolare e unico. Si distende, con una base di 450 metri e per oltre 750 metri nascondendo le sue radici nelle mura della città medioevale e arrivando con la sua grande stella alla basilica del patrono, Sant’Ubaldo, in cima alla montagna dove domina la stella su una superficie di mille metri quadrati che con le sue 250 lampade cambia colore. I numeri sono veramente impressionati tra le 300 luci che concorrono a disegnare la sagoma, le 400 multicolori presenti all’interno della sagoma dell’Albero e 7.500 metri dei cavi utilizzati per i collegamenti. Il comitato è composto da 53 volontari di tutte le età.

Massimo Boccucci